Certi genitori cercano di evitare a tutti i costi cadute ai loro bambini.
No, non cadere dal balcone, semplicemente inciampare.
Ho visto alcune madri che proibivano di salire o scendere le scale ai loro figli, per paura che cadessero.
Se c’erano gradini li prendevano in braccio e stop.
Certo, prima o poi questi bambini impareranno a scendere e salire i gradini, ma quello che mi chiedo, avranno imparato a rialzarsi?
L’esempio che ho riportato è forse un po’ esasperato, ma introduce un concetto più ampio: insegnare che si può sbagliare e soprattutto si può imparare dai propri errori.
I genitori di oggi sono sempre pronti a difendere i propri figli, a lodarli più del dovuto e ad esibirli al mondo come i “migliori”.
Anche quando i bambini sono nel torto, molti genitori attribuiscono errori e colpe sempre e solo all’esterno “è l’insegnante che non capisce” – “non voleva picchiarlo, è stato provocato!”
Questo atteggiamento, oltre ad essere diseducativo, è deleterio per il futuro del bambino.
Il fallimento, infatti ha una sua (molte) utilità:
- è un’occasione per crescere e per reagire.
- è un’occasione per cercare nuove strade.
- è un’occasione per trarre vantaggio dalle difficoltà.
L’autore Paul Taugh avvalora questa tesi nel suo libro “How Children succeed” (Come i bambini hanno successo), portando come esempio un’insegnante di New York che ha portato alla vittoria, nel campionato nazionale di scacchi, una classe di ragazzi disagiati. Gli scacchi sono una metafora e rappresentano un metodo per affrontare la vita: nel gioco infatti, per arrivare ad una strategia vincente, bisogna passare e imparare dagli errori delle mosse precedenti.
Un bambino che cresce nella convinzione di essere infallibile, alla prima difficoltà non saprà come reagire, e quello sicuramente sarà un irreversibile fallimento. Per i suoi genitori, ma soprattutto per lui.



