Cosa accade quando un bambino incontra un coetaneo con la pelle di un colore diverso?
I bambini molto piccoli, solitamente, non notano queste differenze nei loro pari, ma si concentrano più sulla qualità della relazione: «l’amico con cui gioco di più» «il bimbo che mi ruba i giochi» spostando l’attenzione, quindi, su caratteristiche non fisiche.
È però normale e legittimo, che un bambino domandi: «Perché lui ha un colore di pelle diverso dal mio?»
Al di là delle spiegazioni geografiche e climatiche sta nei genitori insegnare il valore e l’accettazione della diversità.
Ricordatevi che l’atteggiamento dei bambini, di apertura o di ostilità nei confronti di una particolare etnia, sarà condizionato e/o mediato dal pensiero della famiglia e dai discorsi che sentirà in casa rispetto a quella specifica razza o religione.
In età scolare, solitamente, i bambini sviluppano il senso (e bisogno) di appartenenza ad un gruppo: in base a determinate caratteristiche ci sarà chi farà parte del gruppo e chi no.
E anche in questo caso non è così scontato che il colore della pelle sia la principale discriminante.
Più che inculacare l’idea ad un bambino che siamo tutti uguali, io porrei l’accento sulle diversità presenti in ognuno di noi - colore di capelli diverso, colore occhi diverso - sull’importanza che i bambini ne comprendano l’esistenza, la rendano accettabile e di ordinaria amministrazione.
Potreste anche raccontare una favola dove un bambino ha qualcosa di diverso rispetto agli altri, ascoltare le reazioni e il punto di vista di vostro figlio e parlarne insieme: questo lo aiuterà a sviluppare maggior senso critico e a ragionare sulle situazioni.
Ricordate che i bambini non nascono razzisti, ma curiosi, quindi anche di fronte a domande schiette e imbarazzanti, non raccontate storie elaborate o bugie per togliervi dall’empasse: siate sempre onesti, chiari e coerenti.



